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La storia

Il Consolato Generale d’Italia ha alle spalle una storia che si intreccia con i movimenti migratori degli italiani e storie di generazioni passate, di cui si trovano tracce di memoria in vecchie enciclopedie, nei racconti dei superstiti e in scartoffie ingiallite; a volte non è stato possibile reperire tanti tasselli mancanti al mosaico, mentre altre volte ci si è imbattuti in testimonianze e documenti discordanti. Ma proprio questo suo legame con le vicende storiche del passato e con la nascita e l’evoluzione della comunità italiana nella circoscrizione rende importante e prezioso conoscerne la storia e conservarne la memoria.

La scelta dell’attuale sede

In epoca successiva alla prima guerra mondiale, la sede del Consolato Generale d’Italia a New York venne individuata all’interno del Rockefeller Center, conformemente al disegno del proprietario che ne aveva destinato alcune sezioni per la rappresentanza dei Paesi vincitori della guerra. Lungo la Fifth Avenue è ancora possibile leggere la scritta “Italia” su uno dei quattro edifici che costituiscono la facciata del Rockefeller Center, dove a lungo è rimasto apposto un fascio littorio, ora rimosso, e dove è possibile ammirare la porta dello scultore italiano Pio Manzù.

                      


Alla conclusione del secondo conflitto mondiale, quando la sede di Midtown era divenuta inagibile, il Consolato trovò una temporanea sistemazione sulla 84a strada, tra la Madison e la Fifth Avenue. Si trattava tuttavia di una sistemazione poco idonea, giacché gli spazi erano ristretti e poco funzionali, mentre le persone che si rivolgevano al Consolato erano numerose, soprattutto dopo un conflitto di quella portata che imponeva agli uffici consolari innumerevoli incombenze: richieste di notizie circa familiari e beni lasciati in Italia, richieste di regolarizzazione dello stato civile o ancora assistenza ai tanti cittadini italiani che avevano lasciato la penisola negli anni precedenti.

La sede rimase sull’84a strada per circa cinque anni, poi, a causa della sempre più massiccia presenza di italiani sul suolo americano e della manifesta inadeguatezza dei locali a disposizione, si cercò una nuova sede. L'allora Console Generale Mazio ebbe così l’incarico dal Ministero degli Affari Esteri di trovare un nuovo edificio. La tradizione orale vuole che la scoperta dell’attuale sede sia avvenuta in modo del tutto casuale. Pare, infatti, che la moglie del Console Mazio avesse incontrato a New York una sua compagna di college, che - venuta a conoscenza della ricerca della nuova sede - propose alla Signora Mazio una palazzina al numero 690 di Park Avenue che la sua famiglia aveva da poco ricevuto in eredità.

Henry P. Davison House

E'  proprio al numero 690 di Park Avenue che si trova oggi, oramai dal luglio 1955, il Consolato Generale d’Italia a New York.

La sede fa parte di un isolato, conosciuto come Pyne-Davison Blockfront, composto da quattro residenze Federal Revival tra la 68a e la 69a strada. Costruite tra il 1909 e il 1926, queste residenze sono poi progressivamente state destinate a svolgere la funzione di sedi dell’Americas Society (prima Center for Inter-American Relations), dello Spanish Institute, dell’Istituto Italiano di Cultura ed appunto del Consolato Generale d’Italia a New York. Sebbene gli edifici siano stati costruiti individualmente, essi presentano un aspetto unitario ed uniforme: ogni casa è realizzata in mattoni rossi fiamminghi, con ingresso e base in pietra calcarea rustica e cornicioni balaustrati in pietra.

I numeri 680 e 684 furono progettati da McKim, Meadm & White, il numero 686 da Delano & Aldrich ed il numero 690 da Walker & Gillette (1916-1917) per Henry Pomeroy Davison, uno dei fondatori di Bankers Trust.

Immediatamente dopo la realizzazione, l’edificio al numero 690 fu adibito a residenza di Henry P. Davison e della sua famiglia. L’edificio si inserisce uniformemente nello stile dell’intero caseggiato di cui è parte, ma si distingue da esso per la muratura in pietra e l’ingresso principale. Tale ingresso su Park Avenue è affiancato da due finestre in pietra rustica poste piuttosto in basso. Il secondo piano ha tre finestre a battenti, finemente incorniciate che corrono lungo tutta la lunghezza del piano. Il terzo ed il quarto piano presentano finestre di normale altezza a doppio battente. Quelle poste al terzo piano sono rivestite da sottili archi di mattoni con chiavi di volta in pietra.

L’ingresso principale è fiancheggiato da due colonne ioniche, sulla cui trabeazione poggiano gli estremi di un semi-arco. La porta d’ingresso, ricordando stili e forme georgiane, presenta una volta in pietra modellata, arricchita da una spessa e doppia chiave di volta. Questa incornicia la coppia di pesanti porte in legno, dipinte di nero, e sormontate da un’arcata in vetro.

Le finestre a battenti del secondo piano hanno inizio direttamente dalla cornice rustica del primo piano e presentano incorniciature e decorazioni in pietra finemente realizzate. La finestra centrale è ornata da un frontone e da decorazioni a voluta ad entrambi i lati. Il cornicione delle due finestre laterali è decorato sulla cima da particolari motivi bronzei, raffiguranti delle sfingi che proteggono un’urna centrale.

Una fascia di pietra calcarea separa il quarto piano da quelli sottostanti ed in essa sono incoroporati i davanzali di quattro finestre. La facciata del quarto piano è decorata da una semplice cornice, sovrastata da un parapetto balaustrato. Un attico, con base in rame, si nasconde dietro il parapetto.

A sinistra dell’ingresso principale su Park Avenue un garage interrompe la fascia di pietra calcarea che costituisce la base della facciata, con due ampie porte di legno dipinte in nero. La recinzione in ferro battuto, che corre lungo tutta la parete affacciata su Park Avenue, dà rilievo all’ingresso del garage con una lanterna retta sulla cima da un arco in ferro battuto.

Edificio Storico della città di New York

Nel 1970 la Landmark Preservation Commission ha dichiarato il numero 690 Edificio Storico della Città di New York, in virtù del suo valore storico ed estetico come parte dello sviluppo, della tradizione e  delle caratteristiche culturali della città di New York.
La Commissione ha riconosciuto che, tra le sue importanti qualità, la Henry P. Davison House costituisce un prestigioso esempio di New York townhouse (palazzo residenziale cittadino, tipico elemento dell’architettura di New York), costruito per una famiglia di spicco nella società cittadina all’inizio del XX secolo e rappresenta un ottimo esempio di architettura Neo-Federale con sfumature Georgiane, le cui caratteristiche e dettagli mostrano un elevatissimo livello di cura e raffinatezza. Questa sede, prestigiosa e storica, contribuisce a dare lustro al nostro Paese sul suolo americano.